Per tanto tempo mi sono chiesta se fossi io a non capire, a non riuscire come le altre. Guardavo le mamme “normali” e mi sentivo diversa, come se stessi sempre inciampando in qualcosa che non vedevo. Poi è arrivata una diagnosi e invece di spezzarmi mi ha acceso una luce. Ho capito che mio figlio non era in ritardo, stava solo seguendo un altro ritmo. E io non ero sbagliata, dovevo solo imparare una lingua nuova. Da quel giorno non ho smesso di stancarmi, ma ho smesso di sentirmi colpevole.
E questo per me è stato il primo grande passo

